BOA

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/Francesco Ruffa

Boa, portaombrelli a doppia misura, è la fotografia di un istante incerto, in cui è difficile cogliere se si tratti di simbiosi o aggressione.
Un tondino di acciaio avvolge, trattiene e sostiene due volumi. Si allunga sopra e intorno alla vaschetta inferiore, così bloccata. E risucchia il cestello superiore in un incavo senza via d’uscita.

RAP

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/Francesco Ruffa

Rap è l’evocazione di una scena ritmica, semplice e decisa.
Un martello scandisce inesorabile su un tubo le ore lavorative.
Poi giunge la sera. Il martello si riposa e il tubo guarda dentro sé, per due ore che appartengono alle riflessioni, alla famiglia, alle relazioni, ai sentimenti. Si dedica ogni volta a tutto ciò che si ripete e che, tuttavia, è sempre un po’ diverso.

Portacenere finto pieno: Alt occupa lo spazio simbolico del posacenere senza la necessità di fumare. Forse è un fossile, che si è fermato per ricordare. Forse non è un posacenere, e ferma il fumatore.

ALT

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/Francesco Ruffa

Alt deriva da una riflessione amorale e antropologica sull’antico rituale del consumo di tabacco. Questa pratica, che un tempo sosteneva l’interazione sociale, è stata gradualmente marginalizzata per la sua riconosciuta pericolosità verso la salute. Di conseguenza, anche il posacenere è lentamente sparito, in quanto sua rappresentazione materiale colpevole di legittimarlo. Il design ha smesso di trattarlo come tema progettuale e il centro dei tavolini è rimasto vuoto.
Alt è stato concepito a partire da questa condizione.
È una sorta di fossile, che riempie quello spazio lasciato libero e ricorda l’antica tipologia scomparsa. Allo stesso tempo, in linea con una nuova sensibilità, è anche un dissuasore già pieno che non incentiva il fumatore (sebbene, in caso di emergenza, possa essere aperto e funzionare…).
Alt è un paradosso. È un nuovo portacenere o forse la sua negazione.

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Alt derives from an anthropological and amoral reflection on the ancient practice of smoking tobacco. This practice, which once constantly supported the social life, has been gradually marginalised for its recognised harmfulness to health. Consequently, the ashtray – as its material representation “guilty” of legitimising it – has been involved too. Design has stopped to deal with it and has left the centre of the coffee table empty.
Alt has been designed on the basis of that condition.
It is a sort of fossil, which fills that free space and reminds the old disappeared typology. However, in line with a new consciousness, it is a sort of ash-bollard, already full and not facilitating the smoker (even if it can be opened and work in case of emergency…).
Alt is a paradox. It is a new ashtray or maybe its negation.

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Tag è un piatto quadrato che sottolinea ironicamente una contemporanea interazione uomo-cibo differente dal nutrirsi: la condivisione dei cibi su Instagram

TAG

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/Francesco Ruffa

Tag è un piatto per Instagram, immaginato quando si stava affermando il trend di fotografare e condividere sul popolare social network i piatti cucinati o ordinati in un ristorante.
Il formato è quadrato. Un bordo rialzato contiene il cibo. Quattro segni angolari guidano l’obiettivo. Uno sfondo bianco occupa lo spazio oltre i confini dell’inquadratura, in modo da non riprendere sfondi esterni.
Tag è un prodotto ironico che evidenzia un’interazione uomo-cibo differente da quella del nutrirsi.

Many people photograph and share on Instagram dishes which they cook or order in restaurants. However, Instagram traditionally uses a square format that fits the image content by cutting parts out of the plate or by incorporating external elements (like the tablecloth).
Tag ironically fits Instagram following and emphasizing a contemporary human-food interaction different from eating.

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